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Intendiamo dare spazio al racconto di brevi esperienze di lavoro, di
acquisto o di semplice vita quotidiana in cui si è avvertita una
vibrazione “bella e buona”. Per “bella” si intende ciò che ha emozionato
la propria sfera individuale, mentre per “buona”, ciò che si ritiene utile
per la comunità. Segnalaci tutto ciò che ti ha fatto VIBRARE! Scrivici qui:
I commenti ai vari articoli pubblicati, possono essere inseriti liberamente ma verranno comunque vagliati dall'amministratore del sito.
Era il 10 ottobre 1999
Io ed un mio fraterno amico, che chiamerò Socio, ci trovavamo in un paesino del Gargano, che chiamerò Luogo, lavorando su un’idea-progetto mirata al recupero ed alla messa in scena del carnevale secondo la tradizione storica di quel posto. Verso le 18.00, a casa del presidente della pro-loco (una donna molto energica ed intraprendente), era stata organizzata una riunione…ad essere onesti era un vero e proprio baccanale… tra tutti i ragazzi del collettivo che partecipavano al progetto, per fare un punto della situazione. L’atmosfera era gioviale, ma si coglieva nell’aria una tensione che tagliava di netto le frequenze dell’entusiasmo. Uno dei ragazzi del Luogo, quello che meno avevamo conosciuto (lo chiamerò Lucio), già direttore artistico dell’associazione che promuove ogni anno la manifestazione estiva che avevamo seguito ad agosto, mostrava palesemente un sentimento di intolleranza nei nostri confronti. <>”. Questo era il messaggio che Lucio trasmetteva, senza parole, ma solo attraverso sguardi e posture. Ad un certo punto: <> rivolgendosi alla “tavolata”, ma chiaramente la cosa era indirizzata a noi due. Furono inutili tutte le parole spese per enfatizzare il fatto che l’intero progetto rappresentava un atto d’amore verso quel Luogo e la sua storia. Sarebbe stato patrimonio esclusivo della sua gente, delle istituzioni (comune, scuole, associazioni, pro-loco), e che tutte le forze in campo, a titolo di puro volontariato (incluso noi) avrebbero avuto lo spazio per proporre le loro idee ed esprimere il loro potenziale.
Così non va, dissi tra me. Il Socio minimizzava gli atteggiamenti di Lucio, ma secondo me la situazione non era da sottovalutare: Lucio era troppo carismatico nel suo habitat; avrebbe creato elementi di rottura all’interno del gruppo. Erano già le 21.00 ed avremmo dovuto essere già in viaggio per Napoli (in macchina). Ma la situazione non si poteva lasciare così. Era necessario “fasare” gli animi e le armonie nel cuore di tutti. Un’operazione del genere, senza una “fetente” di lira per nessuno, può reggere solo sulla base di una forte motivazione collettiva; e in questo caso la motivazione poteva essere solo di natura emozionale, non certamente veniale! E allora mi appellai allo strumento con cui mi riesce meglio comunicare: la mia chitarra. Lanciai la sfida a Lucio; sfida accettata. Sapevo che lui cantava (a differenza mia che a volte “sfiato”), ma lui non aveva ancora realizzato che io suonassi. Un giro di accordi e parto con l’attacco di una tarantella tradizionale campana. Dopo poche battute la mia voce non era più sola (per fortuna!). Lucio stava dietro di me, doppiandomi col canto e scandendo il 6/8 col suo tamburello. Nel giro di pochi minuti era tutto un germogliare di tammorre, castagnette, gente nuova che si avvicinava al tavolo…un “bordello esagerato!!!”. Il vino scorreva a fiumi, le energie si erano liberate completamente. La festa era iniziata…e con i migliori auspici. Da quel momento io e Lucio fummo un tutt’uno. Partimmo per Napoli dopo mezzanotte. Ma ne valse la pena! Guidò il Socio per tutto il viaggio (non poteva essere altrimenti).
La manifestazione si tenne dal 2 al 7 marzo (martedì grasso) e fu un successo strepitoso. Non potendo mancare, mi organizzai un periodo di vacanza dal lavoro a Nottingham. Suonai col gruppo di Lucio e fu un’esperienza indimenticabile (soprattutto perché quei “bastardi” mi costrinsero a cantare in pubblico). Nelle mie viscere è ancora viva l’emozione che ho vissuto durante tutto il periodo della manifestazione. Una vibrazione che ancora non si spegne, benché la musica sia ancora presente nella mia vita (non appenderò mai lo strumento al chiodo!). Roberto Iannuzzi
Vibrazione polisensoriale
Aprile, di fronte al mare di Saintes-Marie de la Mer, sul marciapiede, un minuscolo locale serve pesce crudo e vino ghiacciato. E' mezzogiorno, c'è il sole, saremo una dozzina di turisti, chi per l’aperitivo chi per uno spuntino. Di fronte a noi, serviti su piedistalli cromati, i piatti sembrano dipinti: ostriche color carne, cozze nere, vongole bianche, gamberetti rosa e gamberoni rossi, limone giallo. Il pesce crudo è un miracolo di percezioni sensoriali e la fiducia nella sua freschezza accentua il benessere. Compare un gitano, con due bambini malmessi. Imbraccia una chitarra da quattro soldi e il disagio di dover respingere l’ennesimo “mendicante” incombe su di noi. Mentre i fanciulli si aggirano tra i tavoli stringiamo borse e portafogli. Lo zingaro si siede su uno sgabello e minaccia di suonare. Le mani nere e callose non sembrano in grado di produrre nulla di sopportabile. Un dente d’oro gli brilla dalla bocca. Il silenzio comanda l’attesa. All’improvviso comincia. Il ritmo sa di Spagna e d’Africa, la voce è aspra come la sabbia, le mani si agitano sulle corde e battono la chitarra; le melodie sono allegre e strazianti: è un fenomeno! i bambini eseguono il contro canto con acuti armonici e dissonanti: vanno alla grande anche loro. Rimaniamo estasiati. Con le mani che sanno di pesce e limone, entriamo in risonanza. Dalla schiena salgono brividi; sotto gli occhiali da sole sfuggono lacrime. Come un lampo passano dieci minuti, è gia finito? i bambini raccolgono i frutti dell’esibizione. Ci guardiamo intorno in trance, mentre frughiamo nei portafogli. Tutti estraggono qualcosa: solo banconote! I tre si allontanano e, dopo alcuni metri, si fermano a contare i soldi. Li osserviamo mentre ridono, padre e figli e... sorridiamo anche noi.
“La vita degli altri”
“La vita degli altri” è un film straordinario. L’umanità esce allo scoperto con tutte le sue contraddizioni. I costrutti razionali, il capillare sistema di controllo della Stasi, i servizi segreti della Germania est, si scontrano con i sentimenti e l’umanità dei protagonisti. Un integerrimo ed eccellente spione della Stasi viene incaricato di sorvegliare 24 ore su 24 uno scrittore, allo scopo di scoprirne l’ideologia antiregime. Attraverso sofisticati sistemi di intercettazione ambientale entra nella sfera privata dell’artista e della sua compagna, facendosi coinvolgere dalla loro vicenda umana. La scena clou lo vede in cuffia mentre ascolta lo scrittore eseguire al pianoforte uno spartito di Beethoven. Un amico dissidente, suicida per la disperazione di non poter più scrivere, glielo aveva inviato come testamento. La musica giunge nell’anima del funzionario fino a scardinarne le strutture ideologiche portanti. Le lacrime solcano il suo volto impassibile. Da quel momento diventa silenzioso e sconosciuto alleato della sua vittima, fino a salvarlo dalla persecuzione. Ne pagherà le conseguenze con l’umiliazione, ma per fortuna il muro di Berlino crollerà presto ed egli potrà riacquistare la sua dignità. La risonanza della musica, come per le mura di Gerico, sembra abbattere il muro del regime, dell’ideologia e dell’intolleranza.
Tre persone un treno e la passione per l’arte
L’intercity su cui salgo alcuni giorni fa è strapieno. Mi siedo sul sedile all’ingresso del corridoio, passo al fianco di una giovane punk seduta sui gradini della porta e mi sistemo. La giovane punk ha tutto a posto: i chiodi in bocca e nel naso, la cresta, gli anfibi, il trucco pesante. C’è un caldo terribile, la gente accalcata. Arriva il carrellino delle bibite, con un giovane simpatico che ha bisogno di spazio. Ci si alza, ci si siede, ci sia alza di nuovo, ci si stringe, non c’è posto. Nel frattempo arriva una signora anziana vestita a festa, con al fianco una terribile valigia, coordinata al vestito, tutto in fucsia, con uno straordinario cappellino. Troppa gente. Decide di fermarsi vicino alla giovane. Mentre sto per alzarmi e lasciarle il posto, pochi secondi, e sento la signora che dice : “Ah, io me ne sto qui, non attraverso mica tutto il corridoio con questa valigia”. La giovane punk le risponde “ha ragione e poi fa un caldo”. Mi distraggo e dopo un po’ sento che il discorso vira verso la pittura e l’arte. Tutt’e due dipingono e si stanno facendo una bella chiacchierata. In quel momento arriva un controllore. “Ah, io no ce l’ho il biglietto!” fa la giovane punk e snocciola tutta una serie di scuse che però non fa in tempo a finire perché interviene la signora ”non si preoccupi pago io il biglietto della ragazza; sa stavamo parlando di pittura”. Il controllore le guarda ed esclama “allora facciamo così: io faccio il biglietto normale, la ragazza mi dice dove va, paga la signora ma senza multa. Saranno dieci euro, così. Sa, anch’io mi occupo di pittura, paesaggi.” Subito la signora tira fuori il depliant con i quadri della mostra che va ad inaugurare, la giovane punk racconta che sta andando a una serata che ne inaugura un’altra e il ferroviere si bea raccontando di come è bello dipingere dopo il lavoro. I tre dimenticano il resto e si guardano negli occhi contenti. E io ero contento come loro.
(Giordano Sangiorgi, Faenza, tratto da La Repubblica, rubrica lettere).
La vibrazione armonica
La vibrazione armonica crea risonanza in tutti coloro che possiedono nelle loro corde la vibrazione evocata. Nel breve aneddoto un famoso pubblicitario riesce a far vibrare la sensibilità della gente con alcune parole. Il cappello del mendicante si riempie di monete. Una dimostrazione di come una vibrazione possa creare VALORE.
Il giovane Ogilvy, fondatore di una delle più grandi società di pubblicità e comunicazione del mondo, passeggiando lungo la strada si imbatté in un cieco che chiedeva l'elemosina. Il povero era seduto per terra ed esibiva un cartello con su scritto: "sono un povero cieco fate la carità", nel suo cappello soltanto una moneta. Ogilvy si guardò intorno, era una giornata limpida e fresca, il sole brillava tra le foglie verdi degli alberi, l'aria era frizzante, in cielo volavano le prime rondini, la gente per strada sembrava animata da una strana energia: era il primo giorno di primavera. Prese il cartello e sul retro vi scrisse "oggi è il primo giorno di primavera, voi potete vederlo io no!". Chiese al cieco di provare ad esporre il cartello per qualche minuto e se ne andò. Quando dopo poco ripassò il cappello era colmo di monete.
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